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David Maria Turoldo



Canti ultimi


Presunzione mi preme a dire quale

creando, rinuncia si impone

alla tua onnipotenza e come,


di contro, nessuno puo' ritenerti colpevole

di questo imperioso intrico di mali.

Oh, quale per te tenerezza mi ispira


il carico di errate preghiere

onde si crede di renderti onore:

anche tu finito nella polvere


come tuo figlio stramazzato a terra:

quell'unico figlio, il prediletto figlio

sola risposta al tuo infinito silenzio.


David Maria Turoldo - Canti ultimi.

Garzanti, Milano, 1992.




La leggenda del grande inquisitore

Ora infatti per la prima volta (egli parla, naturalmente, dell'inquisizione) E' diventato possibile pensare alla felicità   umana.


L'uomo fu creato ribelle; possono forse dei ribelli essere felici?

Tu eri stato avvertito, "Gli dice, " avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non ascoltasti gli avvertimenti.


Tu ricusasti l'unica via per la quale si potevano render felici gli uomini, ma per fortuna, andandotene, rimettesti la cosa nelle nostre mani.

Tu ci hai promesso, Tu ci hai con la Tua parola confermato, Tu ci hai dato il diritto di legare e di slegare, e certo non puoi ora nemmeno pensare a ritoglierci questo diritto.


Perche'¨ dunque sei venuto a disturbarci?.

(frammento)

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F. M. Dostoevskij
I fratelli Karamazov
Garzanti, Milano, 1979, vol. I


VI domenica del tempo ordinario                                                   17.02.2019

Gubbio Chiesa S. Maria dei Servi – Sabato 16 febbraio 2019

Lectio Divina alle ore 15.30


Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.


Prima lettura

(Ger 17,5-8)

Così dice il Signore:

«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,

e pone nella carne il suo sostegno,

allontanando il suo cuore dal Signore.

Sarà come un tamarisco nella steppa;

non vedrà venire il bene,

dimorerà in luoghi aridi nel deserto,

in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Benedetto l’uomo che confida nel Signore

e il Signore è la sua fiducia.

È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,

verso la corrente stende le radici;

non teme quando viene il caldo,

le sue foglie rimangono verdi,

nell’anno della siccità non si dà pena,

non smette di produrre frutti».

Seconda lettura

(1Cor 15,12.16-20)

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti?

Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.

Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.

Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Vangelo

(Lc 6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete, perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».


***

T R A C C I A S E C O N D A P A R T E



IL COMMENTO DI RONCHI - MARCOLINI

(da Le ragioni della speranza, anno C, pg. 70- 75)

Margherita Pavesi Mazzoni è una donna che crede nella bellezza. Abbiamo incontrato le sue icone in altre occasioni: a Fontanella, alle Stinche. Ora siamo da lei, nel suo studio.

Lei dice:  Non vorrei dipingere altro che vol­ti di Cristo. Gesù è il volto d'amore del Padre. La Voce diventata volto. Ci aiuta a capire qualcosa delle beatitudini pensare che esse tracciano i lineamenti del vol­to di Cristo: è lui il povero, ha scelto i mezzi poveri, e il più scandalosamente povero è stato la croce.

I volti di Margherita uniscono fragilità e lu­minosità, il Crocifisso e il Risorto, come i due momenti inseparabili di ogni beatitudine.

VANGELO

. Davanti al Vangelo delle beatitudini si pro­va ogni volta la paura di rovinarlo con le nostre parole, ci si sente inadeguati, so di non averlo ancora capito. Dopo anni di lotta, continua a stupirmi e a sfuggirmi.

Gandhi diceva che queste sono « le parole più alte del pensiero umano». Parole di cui non vedi il fondo. Ti fanno pensoso e disarmato, ma riaccendono la nostalgia prepotente di un mon­do fatto di bontà, di sincerità, di giustizia, un tutt'altro modo di essere uomini.

Parole che hanno, in qualche modo, conqui­stato la nostra fiducia, le sentiamo vere e affida­bili, difficili eppure amiche. Amiche perché non stabiliscono nuovi comandamenti, sono un'al­tra cosa, sono la « bella notizia » che Dio regala alla vita di chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno, il Padre si fa carico della sua felicità.

La prima cosa che mi colpisce è la paro­la «beati», ripetuta quattro volte. Felici voi. Il Vangelo mi assicura che il senso della vita è nel suo intimo, nel suo nucleo ultimo, ricerca di felicità, e che questa ricerca è nel progetto di Dio, e che Gesù è venuto a portare una risposta a questa ricerca: ha moltiplicato la capacità di star bene!

«Beati voi, poveri». Non è detta beata la po­vertà, ma le persone. I poveri senza aggettivi, tutti quelli che l'ingiustizia del mondo condan­na alla privazione, alla sofferenza, nel suo pro­getto sono beati. Povero sono anch'io quando non basto a me stesso, m’affido, chiedo per­dono, vivo perché accolto.

Ci saremmo aspettati: beati, perché ci sarà un capovolgimento, un'alternanza, perché diven­terete ricchi. No. Il progetto di Dio è più pro­fondo e più delicato. Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno, già adesso, qui, non nell'altro mondo! Beati voi, poveri, perché avete più spa­zio per Dio, perché avete il cuore al di là delle cose; c'è più Dio in voi: ci ha fatto come anfore che possono contenere pezzi di cielo. Beati voi, poveri, se gli amici di Dio si prenderanno cura di voi come fa Dio.

« Beati voi, che ora piangete». E’ la beatitudi­ne più paradossale; beati non perché Dio ama il dolore, ma perché è con voi contro il dolore; perché è più vicino a chi ha il cuore ferito.

Un angelo misterioso annuncia a chiunque piange: Il Signore è con te. Dio è con te, nel riflesso più profondo delle tue lacrime, per mol­tiplicare il coraggio, per farsi argine al pianto; è con te, forza della tua forza.

Turoldo diceva: « Dio naviga in un fiume di lacrime! », non ti salva dalle lacrime, ma nelle lacrime; non ti protegge dal pianto, ma è con te dentro il tuo pianto. Per farti navigare avanti.

Ci sorprende forse il «guai», ripetuto quattro volte. Ma Dio non maledice, è incapace di augu­rare il male. Dio non minaccia, ma dice: Attenzio­ne! Fermatevi, state sbagliando strada. E’ il monito di un padre che ha a cuore i suoi figli e vede che la ricchezza e l'arroganza chiudono il cuore.

I ricchi sono come vasi pieni, non hanno spa­zio per altro. A loro basta prolungare il presen­te, non hanno sentieri nel cuore.

Il mondo non sarà reso migliore da coloro che accumulano più denaro. Guai a voi ricchi: state sbagliando. La felicità non sta nel posses­so e nelle cose, ma viene dai volti; le cose sono tiranne, ti imprigionano il pensiero e gli affetti (ho visto gente con case bellissime vivere solo per la casa!). Diceva Madre Teresa di Calcutta: « Ciò che non serve, pesa! ».

 Per capire qualcosa della parola « beati » penso a come inizia il libro dei Salmi, che si apre così: «Beato l'uomo...», l'uomo che cam­mina sulla via giusta. Dire «beati voi» è come dire: In piedi, voi che piangete, avanti, in cam­mino, Dio cammina con voi! Asciuga lacrime, fascia il cuore, apre il futuro. Dio conosce solo uomini in cammino.

Se accogli le beatitudini, la loro logica ti cam­bia il cuore, lo cambia sulla misura di quello di Dio. Possono cambiare il mondo, perché l'ami­co di Dio farà ciò che Dio fa; io mi prenderò cura dei poveri, di uno almeno!, per dargli con­forto e la mia goccia d'aiuto.

Gesù sta sempre dalla parte dei poveri; nel progetto di Dio quelli che l'ingiustizia del mondo condanna alla privazione, alla sofferen­za, sono beati. Dio ha un debole per i deboli, li raccoglie dal fossato della vita, li affida a me, fa avanzare la storia non con la forza, ma per seminagioni di giustizia e per raccolti di pace.

Dio non benedice la povertà, ma ripara al male fatto dall'uomo facendo dei poveri i suoi prediletti, e affidando a noi l'impegno di ridi­stribuire finalmente in modo equo le risorse del­la terra, di togliere dalla povertà chi ora preme ai nostri confini. Come non ama il dolore, così Dio non ama la povertà dolorosa dei suoi figli.

Dio ti spoglia di cose per farti ricco. E l'espe­rienza che san Francesco, il santo della povertà, rivela nel suo Cantico delle creature. Non possiede niente ed è in comunione con tutte le cose create. Non ha niente, eppure gode di tutte le cose, sen­za bisogno di possederle. Resta povero e canta.

Laudato si’, mi' Signore,

cum tucte le tue creature,

spetialmente messer lo frate sole,

lo qual'è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle: in celu l'ài formate dante et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

Laudato si', mi' Signore,

per quelli ke perdonano per lo tuo amore et sostengono infirmitate et tnibulatione.

Beati quelli ke '1 sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si', mi' Signore,

per sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai acquelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà

ne le tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no '1 farrà male.

Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate.

(Francesco d'Assisi)

 

IL COMMENTO DI WILMA CHASSEUR

(Nel testo Le ragionmi della speranza di Ermes Ronchi e Marina Marcolini non troviamo il commento alle letture di questa VI domenica del tempo ordinario.Ci affidiamo pertanto al commento che ci propone Wilma Chasseur, che conduce la sua appassionante esperienza di seguace di Gesù di Nazareth ell'eremo de La Salette, in Valle d’Aosta).

 Dov'è il tuo tesoro?

La prima lettura del profeta Geremia è forte: maledetto l'uomo che confida nell'uomo e mette nelle cose visibili il suo sostegno! E benedetto l'uomo che confida nel Signore e mette in Lui la sua fiducia!.

Alzi la mano chi mette la sua fiducia solo e interamente sul Signore e non sulle cose

Volete un test per sapere quanto dipendete da Dio? Quanto pregate? Più avete bisogno di pregare più significa che avete bisogno di Lui e più siete liberi riguardo alle cose.
La preghiera è l'indice del livello di dipendenza da Dio e, di conseguenza, di libertà rispetto alle cose create. La malattia del secolo è lo stress. Anche il medico quando non capisce cosa tu abbia e non sa che pesci pigliare ti liquida dicendoti: Lei è troppo stressato. Ma cos'è ‘sto fantomatico stress? E' l'ansia, la preoccupazione, il panico ecc. E da dove proviene? Dalle cose che si vedono e si sentono. Anche i TG riempiono di stress. Mentre la pace e la vittoria vengono dalle cose che non si vedono e non si sentono, cioè dalle cose spirituali, dall'immergersi nella preghiera che pacifica e ristora. Più guardi la TV più devi trovare tempo per pregare per scaricare l'ansia e lo stress accumulati.

Tutto subito!

Anche il Vangelo delle beatitudini va in questo senso e vorrei soffermarmi sulla prima di queste beatitudini. Luca dice solo “beati voi poveri”  mentre Matteo precisa “beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Qui, contrariamente alle altre, la ricompensa non è al futuro, ma al presente. Qui non si dice “beati perché SARANNO consolati, saziati, ecc.”, ma “ beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Subito! Non si era mai visto dei poveri che avessero addirittura un regno! E che regno! E ce l'hanno subito(qui c'è proprio tutto subito), e lo hanno appunto in quanto poveri. Se fossero ricchi, non ce l'avrebbero per niente, né ora, né in futuro, né mai!

Quale punto d'appoggio?

Ma chi sono i “poveri in spirito”?

 Sono quelli che contano totalmente su Dio e non mettono la loro fiducia in loro stessi o nei beni materiali. Non costruiscono la loro vita, né progettano il loro futuro senza far riferimento a Colui che ha dato loro questa vita e questo futuro. Non vogliono realizzare un loro progetto, ma vogliono aderire al progetto che DIO ha su di loro. Non fanno la loro volontà, ma quella di Dio. Ecco perché hanno subito il regno dei cieli: perché il loro punto d'appoggio non è la terra, ma il cielo e nella misura in cui fanno la volontà di DIO, Lui stesso fa la loro volontà.
E possono dire a ragione con san Giovanni della Croce: “Miei sono i cieli, mia è la terra” e tutto l'universo è mio perché in Dio ho tutto. Avendo il cuore distaccato da tutto possono ben dire che il loro tesoro è il tutto, cioè DIO  e, come dice Gesù: “ Là dove è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore”.

IL COMMENTO DI RAVASI

(da Secondo le Scritture, doppio commento alle letture della domenica, anno C, II, 177 - 179)

Diversamente da Matteo, Luca condensa il “Discorso del Monte” in un testo molto più essenziale, centrato su un testo dominante, quello dell’amore, e ambientato in “un luogo pianeggiante”, dopo che Gesù era “disceso” dalla montagna dove aveva trascorso la notte in orazione e “chiamati a sé e scelti i dodici ai quali aveva dato il nome di Apostoli”. Oggi, di quel discorso, la liturgia ci propone la solenne apertura, scandita dalle beatitudini e dalle maledizioni.

L’originalità di Luca è visibile subito alla quadruplice beatitudine diretta (“voi”) subentrano quattro “guai!”, questi ultimi ignoti a Matteo. Gesù ricalca un modello letterario ben noto anche all’antica profezia. Nell’odierna prima lettura si proclama un passo di Geremia articolato in un «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo!» e su un antite­tico «Benedetto l'uomo che confida nel Signore!». Isaia nel c. 5 del suo libro profetico raccoglie ben sei «Guai!» di straordinaria intensità e veemenza. La «beatitudine» del giusto era sottolineata soprattutto dai sapienti dell'Antico Testamento. Il primo verso del Salterio suona così: «Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi...! ».

La serie dei «beati» proposta da Gesù è apparentemente assurda. Infatti, se la beatitudine comporta di sua natura gioia, serenità, successo, benessere, prosperità, come defini­re «beati» i poveri, gli affamati, gli afflitti e i perseguitati? La provocazione del Cristo è evidente. Egli non vuole tanto esaltare uno stato sociale che dopo tutto umilia l'uomo e che egli stesso ha tentato di sanare durante il suo itinerario ter­reno. Gesù vuole, invece, mostrare che l'ascolto e l'acco­glienza del Regno di Dio avviene soprattutto tra gli ultimi e gli umili perché costoro hanno il cuore libero e disponibile.

I ricchi, i sazi, i soddisfatti, i potenti sono troppo colmi di sé e delle cose da non riuscire ad accogliere altro; in partico­lare essi non sanno far fiorire sul terreno troppo lussureg­giante della loro coscienza l'albero del Regno di Dio e del­l'amore. È questa, invece, la capacità dei "poveri del Signo­re" che sanno accogliere e donare, ascoltare e mettere in pratica, credere e amare. E’ questo un tema caro a Luca che nella ricchezza, simbolo di ogni possesso egoistico e di ogni potere orgoglioso, vede l'ostacolo radicale per accedere al Regno di Dio.

E’ ciò che appare nitidamente nella sequenza dei «Guai!» ove sfilano i ricchi, i sazi, i gaudenti e i trionfatori. Essi si il­ludono di avere già tutto, consolazione, benessere, succes­so, felicità. Ed invece il loro cuore è occupato solo dalle cose e dal loro "io" onnipotente: impossibile è per loro uscire da questo guscio ben protetto, impossibile è per loro fare spa­zio alla Parola esigente del Cristo, impossibile è per loro di­stricarsi dai legami e dalle forze oscure degli idoli che popo­lano la loro dimora interiore.

   Nello spirito del messaggio dei profeti Gesù con le beatitudini e le maledizioni non vuole offrirci una semplice lezio­ne morale. Egli va ben oltre il monito dell'Eneide virgiliana divenuto proverbiale: Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames?, «Cosa non costringi a fare il cuore dei mortali, o esecranda fame dell'oro?» (III, 56-57). Là, infatti, Enea giudicava l'infame storia di Polidoro, il figlio che Priamo — disperando ormai della sorte di Troia — aveva affidato con molte ricchezze al re dei Traci e che da quest'ultimo era stato assassinato a tradimento. Certo, anche questo è de­nunziato dai profeti e da Gesù.

Ma nella ricchezza, nel piacere, nel potere Gesù vede la scelta antitetica rispetto alla fede e all'amore, proprio come aveva cantato Geremia proclamando beato colui che «confi­da nel Signore» e maledicendo chi «confida nell'uomo», cioè nelle creature, ponendo in esse ogni sua speranza e ogni sua fiducia. In modo molto plastico ai suoi contemporanei che cercavano la salvezza nello splendore politico e militare faraonico Isaia aveva replicato: «L'Egiziano è un uomo e non un dio, i suoi cavalli sono carne e non spirito. Il Signore stenderà la sua mano: inciamperà chi porta aiuto e cadrà chi è aiutato, tutti insieme periranno» (31, 3).

Nelle beatitudini e nelle maledizioni del «Discorso della pianura» di Luca noi non siamo di fronte a un nobile mani­festo sociale ma al programma del Regno di Dio; non è una scelta solo sociale ma totale, esistenziale, interiore e concre­ta, quella che il Cristo esige dai suoi discepoli.

 

 




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