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David Maria Turoldo



Canti ultimi


Presunzione mi preme a dire quale

creando, rinuncia si impone

alla tua onnipotenza e come,


di contro, nessuno puo' ritenerti colpevole

di questo imperioso intrico di mali.

Oh, quale per te tenerezza mi ispira


il carico di errate preghiere

onde si crede di renderti onore:

anche tu finito nella polvere


come tuo figlio stramazzato a terra:

quell'unico figlio, il prediletto figlio

sola risposta al tuo infinito silenzio.


David Maria Turoldo - Canti ultimi.

Garzanti, Milano, 1992.




La leggenda del grande inquisitore

Ora infatti per la prima volta (egli parla, naturalmente, dell'inquisizione) è diventato possibile pensare alla felicità umana.

L'uomo fu creato ribelle; possono forse dei ribelli essere felici? Tu eri stato avvertito, Gli dice, avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non ascoltasti gli avvertimenti.

Tu ricusasti l'unica via per la quale si potevano render felici gli uomini, ma per fortuna, andandotene, rimettesti la cosa nelle nostre mani.

Tu ci hai promesso, Tu ci hai con la Tua parola confermato, Tu ci hai dato il diritto di legare e di slegare, e certo non puoi ora nemmeno pensare a ritoglierci questo diritto

Perche' dunque sei venuto a disturbarci?.

(frammento)

 

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F. M. Dostoevskij
I fratelli Karamazov
Garzanti, Milano, 1979, vol. I




PENTECOSTE           31.05.2020

Gubbio, sabato 30 maggio la Lectio divina a Santa Maria dei Servi, muniti di mascherine, si terrà dalle ore 15.


Ricevete lo Spirito Santo.

Prima lettura

(At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».


Seconda lettura

(1Cor 12,3-7.12-13)

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.

Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.


Vangelo

(Gv 14,15-21)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»

 


***

T R A C C I A S E C O N D A P A R T E



PREGHIERA PER UNA BUONA LECTIO

Signore Gesù, tu ci doni il tuo Spirito di libertà, ma noi siamo ancora schiavi del peccato:

abbi pietà di noi. Signore pietà.

Cristo risorto, tu ci doni il tuo Spirito di allegrezza, ma noi viviamo ancora nella tristezza:

abbi pietà di noi Cristo pietà.

Signore Gesù, tu ci doni il tuo Spirito di perdono, ma noi rendiamo ancora male per male:

abbi pietà di noi. — Signore pietà.

 

IL COMMENTO DI RAVASI

(Da Secondo le scritture II, anno A, 136 -138)

In questi ultimi anni abbiamo assistito al pullulare di movimenti spirituali legati ad un'esperienza diretta, inten­sa, persino «fisica» dello Spirito Santo: pensiamo al Rinno­vamento dello Spirito, ai carismatici in genere, ai neocate­cumenali, ai pentecostali ecc. Questi ultimi, i più «antichi» come movimento ecclesiale, nacquero a Los Angeles nell'a­prile del 1906 in una comunità protestante di negri e ben presto si diffusero a macchia d'olio anche in Europa, distac­candosi dalle Chiese d'origine (soprattutto metodiste e bat­tiste). Giunsero anche in Italia attorno al 1910 ed ebbero una certa diffusione tant'è vero che nel 1935 il fascismo sciolse le «assemblee di Dio» — così frattanto si erano chia­mate le comunità pentecostali — come «nocive all'integrità fisica e psichica della razza»!

È solo col Concilio che i movimenti carismatici si co­stituirono e proliferarono anche nella Chiesa cattolica dando origine a gruppi, comunità e ambiti vivaci di «cri­stianesimo entusiastico», come li ha definiti un teologo tede­sco, W.J. Hollenweger. Pur riconoscendo i valori di questa esperienza carica di libertà, adesione, partecipazione, non si devono ignorare i rischi spesso molto visibili: esaltazio­ne, alienazione, intimismo, sentimentalismo, fondamenta­lismo (o letteralismo) biblico ecc. La grande solennità di Pen­tecoste ci invita, allora, a riscoprire il genuino significato della presenza dello Spirito nella Chiesa coi suoi doni o «carismi».

Il testo giovanneo, che abbiamo già letto nella seconda domenica di Pasqua, è una prima guida per delineare la fun­zione dello Spirito Santo. E lo stesso Cristo risorto a rap­presentarla attraverso l'azione simbolica dell'«alitare» sui discepoli. Egli vuole evocare quel passo della Genesi in cui «lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» del caos (1, 2) o quell'altro in cui il Signore «soffiava nelle narici dell'uomo un alito di vita» facendolo diventare una creatura vivente e cosciente (2, 7). L'orante dello stupendo Salmo 104 escla­mava: «Mandi il tuo spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra» (v. 30). Lo Spirito donato dal Cristo pasquale è il principio della nuova creazione e della nuova umanità. Una creazione che si attua attraverso il perdono dei pecca­ti: le ossa aride dell'esistenza peccatrice ritornano ad esse­re creatura vivente, tesa verso le opere di giustizia, sotto l'azione dello Spirito (vedi il c. 37 di Ezechiele).

Se sfogliamo i molti passi neotestamentari in cui entra in scena lo Spirito Santo ci accorgiamo che questa azione creatrice si dirama poi in una molteplicità di altri interven­ti di salvezza. Lo Spirito è dono di fortezza e di consola­zione, lo Spirito ci guida a penetrare in profondità le parole del Cristo, lo Spirito sostiene la testimonianza apostoli­ca e missionaria della Chiesa, lo Spirito ispira la carità effon­dendo l'amore nei nostri cuori, lo Spirito ci rivela la nostra figliazione divina facendoci pregare con l'«Abbà, Padre», la preghiera dell'intimità cristiana con Dio; lo Spirito «aiu­ta la nostra debolezza», lo Spirito è fonte della vera libertà perché «dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà». Non alleghiamo tutti i riferimenti precisi ai testi perché dovrem­mo allargare eccessivamente questa breve nota: si pensi che la voce dedicata allo «Spirito» nel volume X del Grande Les­sico del Nuovo Testamento (ed. Paideia, Brescia) occupa più di 340 fitte colonne testo!

Noi vorremmo ricordare esplicitamente solo i cc. 12-14 della prima lettera ai Corinzi, di cui la liturgia oggi ci offre un brano nella seconda lettura.

Sono tre pagine di grande suggestione in cui Paolo fa bale­nare lo splendore dei doni dello Spirito Santo, i cosiddetti «carismi». Essi, pur nella varietà, nella ricchezza, nella spe­cificità delle varie forme, nascono tutti dalla stessa sorgen­te, lo Spirito Santo, e convergono verso l'unica meta, l'edi­ficazione della Chiesa. Anziché dar origine a individuali­smi esasperati o a comunità chiuse in se stesse o ad eccita­zioni estatiche, i carismi si aprono ai fratelli e si manife­stano soprattutto nella carità, «la via migliore di tutte», il dono supremo, che lega insieme in un'armonia perfetta tutti gli altri doni.

Lo Spirito Santo è, quindi, l'anima dell'esistenza cristia­na e della Chiesa, aperte al mondo e alla storia. In un'in­tensa pagina della sua Autobiografia S. Teresa Gesù Bam­bino scrive di aver considerato le tre pagine paoline sopra citate come uno splendido ritratto della Chiesa animata dallo Spirito: «La Chiesa è un corpo che ha un cuore che arde d'amore. L'amore racchiude tutte le vocazioni. Allora escla­mai: nel cuore della Chiesa io sarò l'amore! E lo Spirito Santo accenderà il mio cuore d'amore perché possa vivere alla tavola dei peccatori» portando salvezza e speranza”.

Il COMMENTO DI BOSE

(da Eucarestia e parola, Anno A,  153 – 157)

Il dono dello Spirito celebrato a Pentecoste è intravisto dai testi bi­blici odierni come linguaggio della comunità cristiana che riesce a co­municare ad extra le opere di Dio (I lettura), come principio ordinato­re che regola i doni e i ministeri all'interno della comunità secondo il principio dell'«utilità comune» (1Cor 12,7; II lettura), come forza escatologica che stabilisce la pace nella comunità e consente ai disce­poli di rimettere i peccati (vangelo).

Lo Spirito crea relazione e innesta in Cristo le relazioni intra-eccle­siali, inter-ecclesiali e missionarie. Esso guida ciascuno e tutti nella comunità ad assumere i modi e i pensieri di Cristo in vista dell'edi­ficazione dell'unico corpo: la chiesa.

Il vangelo stabilisce un nesso tra Spirito santo e remissione dei pecca­ti. Il Risorto mostra ai discepoli le ferite delle mani e del costato e do­na la pace e lo Spirito santo. Perdonare è donare attraverso le ferite rice­vute, è fare del male subìto l'occasione di un gesto di amore, è crea­re pace con una sovrabbondanza di amore che vince l'odio e la vio­lenza sofferti. Il Risorto ha vinto in se stesso, nella sua persona, con l'amore, il male patito e, manifestando ai discepoli la continuità del suo amore nei loro confronti, comunica loro anche la via per parte­cipare alla sua vita di Risorto: vincere il male con il bene, risponde­re alla cattiveria con la dolcezza, far prevalere la grazia sulla vendet­ta e sulla rivalsa. Prima di essere capacità di perdono nei confronti di altri, lo Spirito insegna al credente a riconoscere il male che abi­ta in lui e a vincerlo con il bene e l'amore. Del resto, come potreb­be stabilire la pace fuori di sé chi non ha stabilito la pace in se stes­so? Come potrebbe amare il nemico esterno chi non ha cominciato a far prevalere l'amore sui nemici interiori e sull'odio di sé?

Frutto dello Spirito, il perdono è evento escatologico prima che etico. Tuttavia, il dinamismo umano del perdono è lungo e faticoso. Per perdonare occorre rinunciare alla volontà di vendicarsi; riconoscere che si soffre per il male subito e che tale male ci ha privati realmen­te di qualcosa; condividere con qualcuno il racconto del male subì­to; dare il nome a ciò che si è perso per poterne fare il lutto; dare alla collera il diritto di esprimersi; perdonare a se stessi (soprattutto il male subìto da persone amate o vicine suscita pesanti sensi di col­pa che rischiano di imprigionare per tutta la vita); comprendere l'offensore, cioè guardarlo come un fratello che il male ha allontanato da me; trovare un senso al male ricevuto; sapersi perdonati da Dio in Cristo. Questo cammino il credente lo vive aprendosi alle energie dello Spirito che fanno regnare Cristo in lui e nei suoi rapporti.

   Lo Spirito è dono e promessa: le due cose a un tempo. Come dono esso è verificabile nella vita del credente e della chiesa nei frutti di carità, pace, benevolenza, pazienza, mitezza; come promessa esso apre il futuro, suscita la speranza, dà una direzione di cammino. Nel nostro testo, lo Spirito è dono e impegno: dono del Risorto che impe­gna nella missione i discepoli. Missione che, avendo al suo cuore la remissione dei peccati, è essenzialmente far sperare, dare una forza vivibile al tempo degli uomini, dischiudere orizzonti di senso nar­rando il perdono di Dio.

Lo Spirito, in quanto dono di Dio, dona al credente e alla chiesa la forma Christi. Come il Risorto dona lo Spirito attraverso il suo corpo, cor­po ferito e risorto, così lo Spirito, accolto dai discepoli, vivifica il lo­ro corpo psicofisico (paralizzato dalla paura) e il corpo ecclesiale che essi formano (immobilizzato nella chiusura). Il Figlio, inviato dal Padre, ha donato agli uomini il volto e l'umanità di Dio, e ora dona loro il respiro, il soffio di Dio grazie a cui essi potranno donare al mondo, con i loro corpi, le loro vite e le relazioni che vivranno, la narrazione del volto di Cristo. Narrazione che nel donare il perdo­no trova il suo momento più alto. Non a giudicare o a condannare è chiamata la chiesa ma a narrare la grande opera del Dio che ha ri­suscitato Gesù dai morti: la remissione dei peccati, il perdono.

LETTURA SPIRITUALE

Si compie ciò che era prefigurato in quei giorni

Fratelli, è iniziato un giorno di grazia, in cui la santa chiesa risplen­de agli occhi dei fedeli e riscalda i loro cuori. Celebriamo questo giorno in cui il Signore Gesù Cristo, dopo la sua resurrezione, glo­rificato dalla sua ascensione, inviò lo Spirito santo.

 Sta scritto nel Vangelo: «Se uno ha sete, venga a me e beva; chi crede in me, dal suo seno fluirà acqua viva» e l'evangelista prosegue: «Diceva questo dello Spirito santo che dovevano ricevere quelli che avrebbero cre­duto in lui. Infatti non era stato ancora dato loro lo Spirito perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 7,37-39). Gesù, risorto dai morti e asceso al cielo, doveva ancora inviare lo Spirito santo che aveva promesso. Così avvenne. Il Signore, dopo essere risorto dai morti, passò quaranta giorni con i suoi discepoli, poi ascese al cielo e il cinquantesimo giorno, che oggi celebriamo, inviò lo Spirito san­to come sta scritto: «Venne all'improvviso un rombo dal cielo, co­me di vento che si abbatte gagliardo e apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno e cominciaro­no a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2,14).

Quel vento purificava i cuori dalla paglia car­nale, quel fuoco consumava il fieno degli antichi desideri cattivi, quelle lingue con cui parlavano quelli che erano colmi di Spirito santo prefiguravano la chiesa che sarebbe stata presente nelle lingue di tutte le genti.

Come infatti dopo il diluvio gli uomini superbi e malvagi edificarono contro il Signore una torre altissima per cui il genere umano meritò di essere diviso in lingue diverse così che ogni popolo parlava la propria lingua senza essere compreso dagli altri (cfr. Gen 11,1-9), così l'umile fervore dei fedeli riportò all'unità del­la chiesa la diversità di quelle lingue perché ciò che la discordia ave­va diviso fosse radunato dalla carità e le membra disperse del gene­re umano, quali membra di un solo corpo, venissero riunite, ben compaginate, a Cristo, loro unico capo, e si fondessero nell'unità del santo corpo mediante il fuoco dell'amore. [...]

Voi, fratelli miei, membra del corpo di Cristo, germogli di unità, figli della pace, tra­scorrete questa festa nella gioia, celebratela senza timore. In voi si compie infatti ciò che era prefigurato in quei giorni, quando venne lo Spirito santo poiché come allora chi riceveva lo Spirito santo, pu­re essendo una sola persone, parlava in tutte le lingue, così anche ora la chiesa, una tra tutti i popoli, parla tutte le lingue e voi, costi­tuiti in tale unità, possedete lo Spirito santo.

AGOSTINO DI IPPONA, Discorsi 271,1 NBA XXXII/2, pp. 1038-1040

 




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