I N D I E T R O

La chiesa di Santa Maria dei Servi è ubicata in Corso Garibaldi, l'antico Stradone di Sant'Antonio; vi si accede da una doppia gradinata delimitata da una elegante balaustra in palombino; la facciata è di stile rinascimentale mentre l'interno ha subito una ristrutturazione generale nel XVIII secolo. Sembra che anticamente sul luogo ci fosse un'altra chiesa, ma non ne rimane traccia. La chiesa è chiamata:

  • S. Maria al Corso, perché è ubicata su Corso Garibaldi;
  • S. Maria dei Servi, perché vi prestò servizio per tanti secoli l'Ordine dei Servi di Maria;
  • Madonna Addolorata e S. Cristina per la consacrazione della chiesa con tali titoli da parte del vescovo Massi nel 1825.

L’Ordine dei frati Servi di Santa Maria ha avuto origine nella prima metà del 1200, è il solo istituto religioso maschile della Chiesa Cattolica fondato non da una ma  da un gruppo di persone, i sette Santi Fondatori, tutti fiorentini, che decisero, ad un certo punto della loro esistenza, porre le loro energie e la loro stessa vita al servizio di Dio, della Vergine Santissima e di tutti gli uomini. I sette laici, legati da profonda amicizia e comunione di ideali, si ritirarono a Montesenario (sopra le colline di Fiesole) attorno al 1246 e vi rimasero fino al 1250, facendo vita di contemplazione, preghiera e povertà. Firenze all’epoca era una città ricca e i molti fermenti religiosi avevano in comune un severo richiamo alla povertà e alla penitenza. Dal monte scesero verso le città del centro/nord Italia, già come gruppo organizzato con una loro regola, e si stabilirono presso i borghi, conducendo vita di preghiera e fraternità. Questi sette laici fiorentini che diedero origine all’Ordine furono canonizzati, alla maniera di uno solo, dal papa Leone XIII il 15 gennaio 1888. La liturgia li ricorda come i Sette Santi Fondatori. I Servi di Maria sono uno degli Ordini religiosi Mendicanti tuttora presenti nella Chiesa. Prima del 1256 fondarono i conventi di Siena, di Città di Castello e di Borgo Sansepolcro, oltre che di Firenze e di Monte Senario.

Anche a Gubbio furono proprio i Serviti a fondare la loro chiesa, chiamati nel 1340 dal Vescovo Diocesano Pietro Gabrielli (1326 – 1345).  Nel 1343 ricevettero dei sussidi così si incominciò la costruzione della chiesa, e Donna Cecilia di Gennaro vi scelse per testamento la sua sepoltura; segno che la costruzione era già a buon punto. Altri legati, di cui abbiamo notizie ricevettero i Religiosi nel 1345. Nel 1348 Fra Tommaso di Castello fu Priore di S. Maria dei Servi. Nel 1360 Agnolello lasciò 10 fiorini alla Chiesa.

Nel 1478 Marte di Ottaviano Nelli fece testamento in favore di donna Clemenza, col patto che lei o i suoi successori, fino alla 3ª generazione, tenessero continuamente due candele accese nella chiesa di S. Maria dei Servi. Nel 1500, il Card. Federico Fregoso (1508-1541) fece restaurare la Chiesa dalle fondamenta. Altro restauro importante fu fatto eseguire dal vescovo Sostegno Maria Cavalli (1725-1747), dell’Ordine dei Serviti, un intervento piuttosto imponente che definì l’aspetto attuale della chiesa. Nel 1810, al tempo di Napoleone, il Convento fu soppresso e i beni furono sequestrati; i Servi di Maria allora lasciarono Gubbio. Caduto Napoleone, i beni tornarono alla Chiesa e il tempio, dopo una breve parentesi durante la quale fu officiato dal cappellano Giovanni Battista Bruni,  fu affidato ai PP. Gesuiti, i quali rimasero appena una decina di anni.


Il 25 settembre 1825 il Vescovo Vincenzo Massi consacrò la chiesa in onore della B.V. Addolorata e S. Cristina e vi trasferì l’omonima collegiata. Questa Collegiata di Santa Cristina, fu istituita con atto notarile del 26 Maggio 1639 da Giovanni Battista Cristini nella chiesa del “Corpo di Cristo” nell’antica  Via dei Cavalieri (oggi Via XX Settembre, edificio del Rifugio Pio, già Rifugio S. Giuseppe, volgarmente detto delle Orfanelle, costruito nel 1780 su disegno di Giuseppe Valadier). La piccola chiesa del Corpus Domini, già detta di Santa Crocicchia, documentata dal 1455, si trovava nel quartiere di sant’Andrea, “in platea Sanctj Andree”. Già nel 1494 è documentata presso questa chiesa la Confraternita dedicata al Corpo di Cristo. La chiesa assunse il titolo di Santa Cristina dopo che il suo altare maggiore venne concesso nel 1618 a Giovanni Battista Cristini “ad effetto di erigere in detta chiesa una Collegiata di sei Canonici”. Nel 1751 la Collegiata fu trasferita nella chiesa di S. Maria Nova, nel 1825 trovò sede definitiva a S. Maria al Corso.

Ma nel 1860, con la legislazione post-unitaria, tutti gli enti ecclesiastici con finalità sociali, che la cultura del tempo riteneva prerogativa esclusiva dello Stato, furono soppressi ed il loro patrimonio incamerato dallo Stato nelle Congregazioni di Carità, come avvenne per la Collegiata, il Rifugio Pio e tanti altri enti ecclesiastici. Il servizio del coro continuò con cinque canonici onorari e i chierici esterni che frequentavano il Seminario. Negli anni ’50 del secolo scorso la chiesa subì ulteriori modifiche perché utilizzata come vice-cattedrale, data la scomoda ubicazione della Chiesa Madre, dall’allora parroco Mons. Origene Rogari. Venne sostituito il Crocifisso, una bellissima scultura del XIV/XV secolo, con una scultura della Valgardena; venne modificato il secondo altare a destra con l’immagine di S. Giovanni Bosco in sostituzione della tela dell’Angelo Custode e S. Giorgio. Fu sostituito l’altare maggiore, opera lignea del XVIII secolo con un altare realizzato con un anonimo marmo cenerino. Venne estromessa dalla sua nicchia la statua della Madonna Addolorata sostituita con un Pietà in gesso. Modifiche che mettevano in evidenza la diffusa mancanza di cultura artistica tra il clero eugubino, nonostante la riconosciute alte doti culturali del parroco, un predicatore noto a livello nazionale. Altri interventi importanti sono stati realizzati nel 1984 per il consolidamento della struttura e del tetto resi precari dagli eventi sismici dell’ottobre del 1982. L’interno della chiesa propone interessanti opere di pittori locali: vi sono tele di Virgilio Nucci, di Orazio Morotti , di Alessandro Brunelli.

( Si ringrazia Paolo salciarini per le notizie fornite)

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